Malaguti, ufficiale la chiusura entro la fine del mese

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Si tratta di una chiusura estremamente dolorosa per una casa italiana attiva sin dal 1930 e che da allora ha prodotto alcuni dei motorini più apprezzati del Paese come il Fifty degli anni ’70, oppure lo storico Phantom (nella foto addirittura esposto al California Automotive Museum di Sacramento), la cui prima versione vide la luce nel 1994. L’azienda, che ancora oggi era condotta dai nipoti del fondatore, ha potuto contare nel corso degli anni di collaborazioni prestigiose, come quella con Yamaha e quella con la Ducati. Ora, però, tutto sta per finire. Persino la Fiom si era mossa per riuscire a non far chiudere l’azienda, ma i margini di manovra erano assolutamente risicati già da diverse settimane. Il 31 ottobre, giorno in cui sarà chiusa definitivamente l’azienda, era anche il giorno ultimo di scadenza della cassa integrazione. «Hanno rifiutato qualsiasi mediazione – ha dichiarato Giuliana Righi della Fiom al Corriere della Sera – È vero, Malaguti aveva avuto un calo importante di vendite negli ultimi due anni, ma aveva ancora la possibilità di provarci. Moto Morini, Verlicchi, ora Malaguti. Ormai a Bologna rimane solo la Ducati, il comparto delle due ruote sta andando in rovina.»

L’azienda emiliana chiude dopo ottanta anni di attività e di successi. I proprietari hanno rifiutato qualsiasi proposta di aiuti sociali e hanno proposto ai 170 dipendenti della casa un accordo, da discutere anche individualmente, che contempli una buonuscita di 30.000 € a testa per tutti coloro che sceglieranno di licenziarsi volontariamente, il tutto comprensivo del preavviso.

Foto: Jack Snell via Flickr

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