Kimi Antonelli: le nove vittorie del campione del mondo F1: Da Shanghai ad Austin, le nove vittorie di Kimi Antonelli nel 2026: la crescita del pilota italiano, le strategie e il percorso verso il titolo F1.
Kimi Antonelli è campione del mondo di Formula 1. Il terzo posto nel GP di Città del Messico del 1° novembre 2026 chiude la corsa al titolo, ma per capire come il ventenne italiano sia arrivato fin qui bisogna ripercorrere le sue nove vittorie. Shanghai, Suzuka, Miami, Montréal, Monte Carlo, Spa, Monza, Madrid e Austin: nove domeniche che raccontano capacità diverse, dal primo successo alla rimonta davanti al pubblico di casa, fino alla gestione delle gomme che ha segnato il finale della stagione.
Il Mondiale non arriva con una decima vittoria in Messico: quella gara la vince Max Verstappen. Antonelli conquista qualcosa di più ampio, completando il lavoro costruito durante l’anno. È una distinzione che rende la sua storia ancora più interessante: la velocità gli ha aperto la strada, la continuità gli ha permesso di percorrerla.
Da Bologna alla Mercedes: una crescita accelerata
Andrea Kimi Antonelli nasce a Bologna il 25 agosto 2006. Figlio del pilota Marco Antonelli, cresce in un ambiente in cui le corse sono una presenza concreta. Mercedes lo inserisce nel proprio programma Junior nell’aprile 2019, quando corre ancora nei kart: il rapporto con la squadra precede quindi di diversi anni l’esordio nel Mondiale.
Il passaggio alle monoposto comincia con PREMA alla fine del 2021. Nel 2022 arrivano i titoli della Formula 4 italiana e tedesca, oltre all’oro nella Formula 4 dei FIA Motorsport Games. Nel 2023 vince sia la Formula Regional Middle East sia il campionato europeo Formula Regional. Non è una singola affermazione a convincere Mercedes: è la ripetizione dei risultati durante il cambio di categoria.
La scelta successiva accelera ulteriormente il percorso. Antonelli approda in Formula 2 nel 2024 senza disputare il campionato FIA Formula 3. Con PREMA ottiene una vittoria nella Sprint bagnata di Silverstone e una nella Feature Race dell’Hungaroring. Sono successi differenti, utili a leggere la sua preparazione: adattamento alle condizioni nel primo caso, costruzione di una gara lunga nel secondo.
Nel 2025 prende il posto lasciato da Lewis Hamilton alla Mercedes e chiude la stagione d’esordio con tre podi e 150 punti. Il 2026 diventa l’anno della trasformazione: il giovane da accompagnare nell’apprendimento si prende la responsabilità di guidare la classifica.
Le nove vittorie di Kimi Antonelli nel 2026
L’elenco riguarda esclusivamente i Gran Premi, non le Sprint. Al 2 novembre, la scheda ufficiale Formula 1 riporta nove successi nelle gare principali e una vittoria Sprint, conteggiati separatamente. La distinzione evita di mescolare risultati che hanno distanze e punteggi differenti.

| Vittoria | Data 2026 | Gran Premio | Circuito |
|---|---|---|---|
| 1 | 15 marzo | Cina | Shanghai |
| 2 | 29 marzo | Giappone | Suzuka |
| 3 | 3 maggio | Miami | Miami |
| 4 | 24 maggio | Canada | Montréal |
| 5 | 7 giugno | Monaco | Monte Carlo |
| 6 | 19 luglio | Belgio | Spa-Francorchamps |
| 7 | 6 settembre | Italia | Monza |
| 8 | 13 settembre | Spagna | Madrid |
| 9 | 25 ottobre | Stati Uniti | Austin |
Cina: il primo successo, dopo la prima pole
Il 15 marzo Shanghai consegna alla Formula 1 un nuovo vincitore. Antonelli parte dalla pole, perde inizialmente la testa a favore di Hamilton e la riprende prima della conclusione del secondo giro. Una sola sosta, effettuata durante la Safety Car, gli permette di costruire il resto della gara senza perdere il comando.
Il passaggio dalle medie alle dure accompagna una domenica controllata, ma non priva di tensione: un bloccaggio nel finale ricorda quanto sia sottile il margine anche quando il vantaggio sembra rassicurante. Antonelli diventa il secondo vincitore più giovane di un GP. Il primato assoluto resta a Verstappen: anche nella celebrazione, i record vanno distinti.
Giappone: sfruttare l’occasione e completare il lavoro
A Suzuka la partenza dalla pole non produce una fuga immediata. Antonelli scivola al sesto posto, poi risale. La svolta arriva quando la Safety Car entra mentre non ha ancora effettuato la sosta: può cambiare le gomme in una fase favorevole e conservare la prima posizione.
Il vantaggio strategico è reale e non va cancellato dal racconto. Altrettanto reale è ciò che segue: una ripartenza gestita senza perdere la testa e un secondo stint che gli permette di allontanarsi da Piastri. La seconda vittoria lo porta al comando del campionato. La fortuna di un’istantanea diventa risultato perché il pilota sa darle seguito.
Miami: la pressione di Norris e la risposta ai box
Il terzo successo consecutivo arriva il 3 maggio. La gara di Miami cambia leader più volte e Antonelli deve confrontarsi con Norris, senza potersi affidare soltanto alla posizione conquistata in qualifica. Mercedes anticipa la sosta rispetto alla McLaren: l’undercut consente all’italiano di ritrovarsi davanti dopo il cambio gomme del rivale.
Da quel momento la sfida è mantenere il ritmo con Norris vicino e con le gomme posteriori che richiedono attenzione. Antonelli riconosce anche un proprio errore nella gestione dell’energia durante la gara. La vittoria non racconta quindi un’esecuzione perfetta in ogni istante, ma la capacità di correggere il percorso e portare a termine il piano.
Canada: il confronto diretto con Russell
A Montréal emerge con forza il duello interno alla Mercedes. Antonelli e Russell si scambiano la posizione, commettono bloccaggi e arrivano a confrontarsi al limite. Poi il problema alla power unit di Russell interrompe la sfida: non sarebbe corretto raccontare il risultato come una superiorità dimostrata fino alla bandiera sul compagno.
Antonelli, però, è nella posizione per raccogliere l’opportunità. Effettua la sosta durante la Virtual Safety Car e gestisce il seguito della gara fino alla quarta vittoria consecutiva. Il Canada mostra quanto il campionato dipenda dall’insieme: guida, affidabilità, lettura delle condizioni e lavoro del muretto.
Monaco: precisione sulle strade di Monte Carlo
Il quinto successo consecutivo arriva nel luogo in cui lo spazio per recuperare un errore è particolarmente ridotto. Antonelli conquista la pole a Monaco e trasforma la posizione di partenza in una gara condotta davanti, mantenendo la concentrazione anche attraverso le interruzioni.
Safety Car e bandiera rossa impongono di ricominciare a gestire distanze e ripartenze, senza poter considerare chiusa la domenica. Vincere qui aggiunge una qualità diversa alla sua stagione: saper ripetere un’esecuzione precisa in un ambiente che offre poco margine. È anche uno dei tre appuntamenti che Bonnington sceglierà come simboli del suo percorso verso il titolo.
Belgio: tornare a vincere dopo le difficoltà
La sesta vittoria arriva a Spa il 19 luglio, dopo una fase meno lineare del campionato. Antonelli deve rispondere a Verstappen nelle prime battute e a Leclerc nella parte conclusiva. Il ritiro di Russell modifica nuovamente gli equilibri del Mondiale, ma la contesa per la gara resta aperta.
Il successo davanti alla Ferrari non è una semplice continuazione automatica della serie iniziale. Dopo Monaco, il ritorno sul gradino più alto interrompe un periodo senza vittorie nei GP. Per un leader giovane, ritrovare un risultato del genere conta anche perché impedisce di leggere ogni difficoltà come l’inizio di una crisi.
Monza: dal diciannovesimo posto alla vittoria di casa
Il 6 settembre è il giorno della rimonta. Una penalità legata al motore relega Antonelli al diciannovesimo posto sulla griglia di Monza. La risalita comincia subito e prosegue attraverso sorpassi e cambi di scenario, fino al confronto con Russell.
La scelta delle gomme contribuisce in modo decisivo: Antonelli sfrutta una Virtual Safety Car per montare medie fresche, mentre il compagno continua sulle dure già utilizzate. Nel finale recupera e completa il sorpasso vincente. Il risultato nasce dalla combinazione tra velocità e strategia, non da una rimonta isolata dal contesto della gara. Per l’Italia è il primo successo di un proprio pilota nel GP di casa dai tempi di Ludovico Scarfiotti, nel 1966.
Madrid: riconoscere il peso della circostanza favorevole
La vittoria successiva arriva una settimana dopo, nel primo GP di Spagna al Madring. Norris appare il riferimento nella fase iniziale, ma la Virtual Safety Car cambia il vantaggio relativo delle soste: Antonelli può approfittarne, mentre la McLaren ha già superato l’ingresso della pit lane.
Il successivo pit stop di Norris è anche lento. Antonelli prende il controllo e porta a casa l’ottavo successo, riconoscendo però che il rivale avrebbe meritato la vittoria. È un passaggio utile a capire il suo campionato senza semplificazioni: ci sono domeniche costruite imponendo il passo e altre vinte interpretando meglio un’occasione.
Austin: una sosta e la gestione che vale la nona vittoria
Il 25 ottobre il Circuit of The Americas offre una dimostrazione particolarmente significativa per chi osserva le gomme. Antonelli sceglie, insieme alla squadra, una strategia a una sosta: prolunga il lavoro sulle medie e completa la gara sulle dure, mentre diversi avversari si fermano due volte.
La differenza non sta soltanto nel numero di pit stop. Bisogna conservare prestazione abbastanza a lungo da rendere conveniente la sosta risparmiata. Antonelli riesce a farlo e ottiene la nona vittoria. Il titolo, tuttavia, resta ancora aperto: i risultati degli altri contendenti rimandano la certezza matematica al Messico.
La lettura tecnica: vincere significa anche scegliere il momento
Guardate insieme, queste gare mostrano perché ridurre il lavoro di un pilota al giro più veloce sia insufficiente. A Shanghai conta attraversare bene una neutralizzazione; a Miami la sequenza delle soste; a Monza la differenza fra pneumatici freschi e già utilizzati; ad Austin la possibilità di prolungare uno stint. Sono problemi diversi, che richiedono risposte diverse.
L’undercut di Miami rende concreto il concetto: fermarsi prima del rivale può consentire di recuperare posizione nella sequenza dei pit stop. Non è una soluzione che funziona sempre. Il vantaggio dipende anche da quanto rapidamente la gomma nuova diventa efficace e dal traffico incontrato quando si rientra in pista. Qui il risultato documentato è che Mercedes e Antonelli riescono a completare l’operazione davanti a Norris.
Le neutralizzazioni aggiungono un altro elemento: quando il gruppo rallenta, il costo relativo di una sosta può cambiare. Suzuka e Madrid aiutano a capire quanto conti trovarsi nella posizione giusta nel momento giusto. Riconoscere questo contributo non diminuisce il valore di chi vince: permette di capire che cosa abbia dovuto fare dopo aver ricevuto l’opportunità.
Questa è una lettura delle gare, non una ricostruzione della telemetria Mercedes. I risultati non consentono di quantificare quanta parte del vantaggio dipenda dal pilota, dalla vettura o da un singolo componente. Non servono pressioni ipotetiche o temperature non pubblicate per riconoscere che la gestione degli stint è stata importante.
Bonnington e il lavoro dietro le vittorie
Pete Bonnington indica Monaco, Monza e Austin come tre gare particolarmente rappresentative. La selezione ha un filo comune: precisione, capacità di risalire e fiducia nel piano di gara. Ad Austin, in particolare, l’ingegnere sottolinea il peso mentale della scelta a una sosta mentre gli avversari possono avvicinarsi con strategie differenti.
Nelle dichiarazioni pubblicate da Formula 1 il 2 novembre, Bonnington insiste sulla maturazione del pilota e sulla possibilità di affrontare situazioni diverse, dal riscaldamento delle gomme al loro surriscaldamento. Sono valutazioni di un protagonista interno alla squadra, da leggere come tali, ma aiutano a capire quali qualità Mercedes riconosca al proprio campione.
Il rapporto fra pilota e ingegnere non elimina gli imprevisti. Consente però di condividere informazioni e decisioni quando la gara richiede una risposta rapida. Il successo di Antonelli appartiene anche a questa dimensione del lavoro: un talento individuale che diventa prestazione attraverso una squadra.
Il Messico e il significato di un titolo italiano
In Messico ad Antonelli basta il nono posto per rendere irraggiungibile il proprio punteggio. Parte quarto e chiude terzo, in una corsa interrotta da una bandiera rossa e successivamente rallentata da una Safety Car. La FIA annuncia il suo primo titolo: a vent’anni diventa il più giovane campione del mondo della storia della Formula 1.
Per l’Italia termina un’attesa di 73 anni dall’ultimo Mondiale di Alberto Ascari, nel 1953. Antonelli entra così nel gruppo dei campioni italiani insieme ad Ascari e Giuseppe Farina. È un risultato che unisce memoria e futuro, senza rendere necessario cercare somiglianze forzate fra epoche e automobili profondamente differenti.
Le nove vittorie spiegano come sia arrivato al titolo; il podio del Messico mostra che cosa fosse diventato nel frattempo. Un pilota capace di vincere in modi diversi e di portare a termine la gara che gli serviva. Il suo 2026 merita di essere ricordato per questo insieme di qualità, oltre che per il numero accanto al suo nome.
Fonte: FIA, Formula 1, Mercedes-AMG F1, Aston Martin F1
Gommeblog.it è stato selezionato dal nuovo servizio di Google News.
Se vuoi essere sempre aggiornato sulle nostre notizie: RESTA AGGIORNATO/A QUI